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La trasformazione sostenibile dei territori è data-driven

L’interoperabilità dei dati è la base di partenza per pianificare politiche di sostenibilità efficaci, a livello locale e non solo

Per l’Europa, quella del 2022 è stata l’estate più calda mai registrata. Nell’ultimo trentennio, la temperatura europea è aumentata più del doppio della media globale, con il tasso di crescita più elevato di qualsiasi altra area al mondo. Ad affermarlo è il Global Climate Highlights, il report del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus (C3S) dell’Unione Europea, pubblicato a inizio gennaio 2023.

I risultati della ricerca esprimono un senso di urgenza che è ormai condiviso: le persone, il pianeta e il nostro benessere socioeconomico sono vulnerabili ai cambiamenti climatici ed è necessario attuare misure drastiche quantomeno per mitigarne gli effetti.

Per questo motivo, gli sforzi e le politiche per la sostenibilità devono riguardare tutti i livelli di governo e in modo trasversale l’intera società, come sottolinea “La nuova strategia dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici”, pubblicata a febbraio 2021.

Azioni che partono dal locale per diventare trasversali

L’azione delle amministrazioni locali gioca un ruolo molto importante in questo contesto, sia per la capacità di intraprendere iniziative puntuali di sensibilizzazione e formazione della cittadinanza, sia perché è necessario adottare misure di prevenzione e mitigazione direttamente sui territori. Le sfide dell’adattamento sono infatti spesso locali e specifiche, nonostante le buone pratiche e le soluzioni siano trasferibili anche su una scala più ampia.

In questo senso, il PNRR rappresenta una straordinaria occasione. Grazie allo stanziamento di oltre 9 miliardi di euro per la digitalizzazione della PA, e di quasi 60 miliardi di euro per la transizione ecologica, infatti, il Piano getta le basi per un nuovo protagonismo della Pubblica Amministrazione nella lotta al climate change, con progettualità su tecnologia, reti, mobilità e ambiente, nel quadro delle politiche di sostenibilità.

Certo, per fare sì che le azioni intraprese abbiano davvero un impatto concreto e portino benefici alla comunità non sono sufficienti le risorse, è necessaria anche una strategia. Vista la molteplicità degli attori in campo e la complessità dei fenomeni da mitigare, infatti, diventa cruciale che tutte le politiche, a qualsiasi livello vengano proposte e attuate, abbiano un approccio coerente e trasversale. E, soprattutto, è importante che ne siano misurabili gli effetti, così da poter realizzare un piano di transizione che sia monitorabile e modificabile nel tempo.

Per questo i dati sono fondamentali. La loro raccolta, gestione e interpretazione è la base di partenza per l’elaborazione di scenari di analisi e di simulazione sempre più accurati, capaci di prevedere i risultati di determinate decisioni e il modo in cui questi interagiscono con altre iniziative attuate sul territorio.

Partire dai dati per riformare il territorio

Anche in questo campo, la Pubblica Amministrazione gioca un ruolo di primaria importanza. Per sua natura e per le funzioni che esercita è infatti in possesso di un vastissimo giacimento di dati sulla conformazione degli spazi, sull’urbanistica delle città, sulla popolazione residente e la mobilità, a cui è necessario attingere per indirizzare correttamente le politiche di tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, così come quelle di prevenzione e salvaguardia del territorio.

Ma come è possibile fare sì che questo enorme patrimonio di informazioni sia disponibile, consultabile e utilizzabile da tutti gli attori che ne hanno bisogno?

La risposta a questa sfida è la realizzazione di un sistema combinato di raccolta, integrazione e rielaborazione dei dati, inteso come complesso organizzato delle informazioni ambientali, geografiche, ma anche economiche e sociali, disponibili per una determinata area.

Una soluzione che può portare valore alla Pubblica Amministrazione nella sua interezza, poiché, secondo l’approccio della data driven administration, i dati sono fondamentali non solo per una corretta programmazione alla base delle politiche pubbliche, ma rappresentano anche uno strumento con cui rafforzare i processi di partecipazione e la condivisione delle scelte tra decisori e cittadini, favorendo la creazione di comunità più coese e responsabili.

foto panoramica verona: Partire dai dati per riformare il territorio Deda Next
I dati e la tecnologia abilitano davvero un nuovo modo per immaginare le città del domani, per pensare alle esigenze di chi le abiterà, per creare luoghi sostenibili e inclusivi e quindi per rispondere alle sfide della nostra società contemporanea, sfruttando con efficacia le risorse messe a disposizione dal PNRR e dall’Unione europea più in generale.

Progetti europei data-driven per la sostenibilità

Sono diversi i progetti europei che prevedono l’attuazione di iniziative pilota nel campo della transizione ecologica. Progetti che fondano la propria strategia ed efficacia proprio sull’integrazione, l’analisi e l’interpretazione di dati di natura anche molto diversa, ambito in cui, come Deda Next, portiamo la nostra competenza e know-how.

Come avvenuto nel progetto Highlander, conclusosi a gennaio 2023, durante il quale sono state realizzate diverse elaborazioni di dati meteo e satellitari, per garantire una gestione più intelligente e sostenibile delle risorse naturali e del territorio. Ad esempio, mettendo insieme dati geografici, sensoristici e metereologici è stato possibile creare una mappa di previsione del rischio incendi, utile per avere uno scenario delle zone più a rischio e quindi pianificare le attività degli enti preposti alla salvaguardia boschiva o della protezione civile.

Nell’ambito del progetto USAGE, invece, si sta lavorando per individuare azioni locali che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Green New Deal, tutto a partire dall’uso di dati ambientali e geografici ad alta risoluzione. In particolare, grazie all’applicazione di algoritmi sviluppati per calcolare l’indice di prossimità della “città 15 minuti”, è possibile analizzare fenomeni come le isole di calore e gli allagamenti dovuti a eventi atmosferici estremi, per individuare azioni che possano contrastarne e mitigarne le conseguenze.

Un approccio adottato anche in Air Break, progetto per il miglioramento della qualità dell’aria di Ferrara, e che prosegue ora con EDIAQI, nuova iniziativa data driven finanziata nell’ambito del programma Horizon Europe. Qui, come Deda Next, stiamo lavorando al monitoraggio e alla raccolta di dati sull’inquinamento dell’aria indoor di edifici pubblici e privati, per creare modelli di analisi epidemiologica, così da poter fornire informazioni certe agli organi legislativi, utili a definire strategie basate su conoscenze scientifiche.

L’interoperabilità dei dati come base di partenza per pianificare politiche efficaci

Tutti questi progetti sono accomunati da un approccio che rappresenta la chiave di volta per conoscere e capire fenomeni complessi e, quindi, per pianificare azioni realmente efficaci e di lungo periodo: la possibilità di scambiare e integrare fonti eterogenee di dati, da quelli cartografici alle tele-rilevazioni satellitari, alle misurazioni con sensori IoT, fino ai dati open prodotti dai cittadini, grazie a protocolli di interoperabilità. Questo abilita la realizzazione di scenari e modelli interpretativi tematici, capaci di guidare e supportare l’azione pubblica.


Sostenere la governance di un territorio attraverso un uso consapevole dei dati, in un’epoca di politiche trasversali e sempre più complesse, è quindi fondamentale per realizzare delle città che siano veramente smart, non solo negli strumenti di cui sono dotate, ma anche nella capacità di dare risposte ai cittadini.

Il futuro dei centri urbani è legato ai temi dell’energia, della sostenibilità ambientale, della qualità dell’aria e dell’accessibilità dei servizi e può essere disegnato grazie a informazioni certe e alla loro corretta e puntale rappresentazione grafica, che permette di progettare il modello di “città ideale” in ogni contesto.

È proprio in questo campo che le pubbliche amministrazioni locali si misureranno nei prossimi mesi e anni, sia rispetto alla possibilità di trasformare davvero i centri abitati in città del futuro – digitali e sostenibili – sia sulla capacità di attrarre fondi e finanziamenti.

È dunque necessario costruire strumenti che aiutino gli enti a governare questi ambiti strategici, per garantire una vista trasversale sulle informazioni, a prescindere dai sistemi in cui i dati vengono generati e conservati. La chiave per sostenere questo approccio di lavoro è l’interoperabilità dei dati, un concetto che descrive il modo con cui diversi attori possono lavorare insieme, condividendo informazioni, per raggiungere obiettivi comuni.

Nel contesto pubblico, questa idea si traduce nella possibilità di cooperare, scambiare dati e offrire servizi pubblici senza particolari limiti territoriali o settoriali, realizzando una governance di vasta scala e multi-livello. Da un punto di vista tecnico significa lavorare su protocolli software e formati internazionali standard, come mezzo per rendere i dati disponibili, integrabili, utilizzabili da soggetti diversi e su domini differenti, riuscendo così ad amplificare enormemente il loro potenziale informativo. Lavorare per rendere interoperabili i dati, da qualsiasi fonte arrivino, significa quindi renderli accessibili nella stessa modalità, con le stesse API, con la medesima semantica e utilizzando gli stessi modelli dati (ad esempio OGC SensorThings API), superando strutture e protocolli specifici di ogni settore e gestendo le informazioni in modo più efficace, grazie all’uso di tecniche standard.

In Deda Next stiamo lavorando per rendere questo possibile.

foto Giulia degli Esposti pre sales Deda Next

Giulia degli Esposti

Pre Sales Specialist

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