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Polo di conservazione digitale

La sfida dell’Archivio centrale dello Stato per un nuovo modello conservativo

Deda Next al fianco del MiC per il progetto ADIMiC

L’Archivio Centrale dello Stato (ACS) è oggi al centro di una rivoluzione digitale per la fruizione dei beni culturali del Paese.
E’ l’Istituto archivistico deputato alla conservazione della memoria documentaria italiana e data la sua missione, è stato individuato come soggetto attuatore dell’investimento PNRR del MiC avviato per la creazione del Polo di conservazione digitale.

L’impegno assunto, impone all’Istituto a dover fronteggiare e superare una serie di sfide digitali da attuare nel prossimo futuro come il digitale nativo, la dematerializzazione, la certificazione di processo e la conservazione.

Ecco dunque che il progetto Polo di Conservazione digitale,  che prevede la collaborazione di un RTI di partner privati di cui fa parte anche Deda Next, ha l’obiettivo di realizzare due nuove e innovative piattaforme conservative basate su tecnologia cloud: l’Archivio digitale intermedio del Ministero della Cultura (ADIMiC) ossia il sistema, in house, per la conservazione di medio-lungo periodo degli archivi digitali prodotti dalle strutture centrali e periferiche del MiC e il Polo di conservazione digitale degli Archivi di Stato (PCDAS).

Entrambe le piattaforme tratteranno archivi digitali nativi o di un risultato di attività di dematerializzazione con certificazione di processo, garantendone una conservazione affidabile e agevolando la fruizione.
L’obiettivo principale è il progresso verso una piattaforma di ricerca versatile, in grado di sincronizzare le modifiche dei metadati, recuperare informazioni e individuare nuove e potenziali funzionalità nei sistemi di gestione documentale.

In particolare, ADIMiC, affidato a Deda Next, sarà progettato per la conservazione a medio e lungo termine degli archivi digitali provenienti dalle strutture centrali e periferiche del Ministero.

Un progetto dalle grandi prospettive, che rivoluziona il concetto di conservazione introducendo standard (nazionali, europei e internazionali) e architetture moderne scalabili a sostegno di processi efficaci e sostenibili.

Introduce dunque un nuovo modello generale che, nel rispetto delle norme nazionali in materia di gestione documentale, conservazione digitale e beni culturali, rappresenta un’evoluzione dell’attuale scenario conservativo italiano (c.d. ‘a norma’) e il tentativo di superare i suoi nodi critici, specie quelli relativi alla fruizione all’uso e al riuso.

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