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I pilastri della Smart City

L'INTERVISTA

Valorizzazione del patrimonio esistente e apertura all’evoluzione

Le città italiane entrano in una nuova fase di maturità digitale. Dopo anni di investimenti in tecnologie e infrastrutture, la sfida non è più introdurre nuovi sistemi, ma integrare quelli esistenti in un ecosistema interoperabile, efficiente e capace di evolvere nel tempo. Ne abbiamo parlato con il nostro esperto Aniello Conte, Market Line Manager Smart Cities di Deda Next, per comprendere le sfide e le opportunità di questa evoluzione.

Aniello Conte
Aniello Conte
Market Line Manager smart cities
01 / IL CONTESTO

Le Smart City in Italia

Che fase stanno attraversando le Smart City in Italia?

Secondo l’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano vale circa 1,03 miliardi di euro e tra il 2023 e il 2025 il 76% dei Comuni ha utilizzato fondi PNRR per iniziative di Smart City. Dopo una prima stagione di progetti e sperimentazioni, le Smart City devono entrare in una nuova fase, quella della maturità. Ormai è assodato che la tecnologia può supportare la governance urbana in qualsiasi ambito, la sfida è rendere stabile, integrato e realmente efficace per il governo della città ciò che è stato introdotto.

Qual è la sfida delle Smart City italiane, oggi?

La sfida principale è evitare che ogni nuovo progetto digitale diventi un ulteriore livello isolato. Oggi anche molte città medio-piccole hanno già implementato interventi in ottica Smart City: sistemi di videosorveglianza, sensori ambientali o meteorologici, piattaforme di monitoraggio, soluzioni per il traffico, la sicurezza o la gestione delle emergenze. Spesso, però, questi strumenti sono nati in momenti diversi, con logiche e obiettivi differenti, e quasi mai dialogano tra loro. In questo modo, pur rispondendo ad esigenze concrete, aggiungono complessità di gestione, senza restituire all’amministrazione una visione unitaria della città, utile ad affrontare le problematiche attuali, che richiedono sempre più multidisciplinarietà.

Che ostacoli affrontano le Smart City italiane, oggi?

La frammentazione tecnologica, come accennato, è un ostacolo importante allo sviluppo di nuove progettualità in ottica Smart City. A questo si aggiungono la continuità delle risorse economiche, la carenza di personale e la necessità di competenze tecniche adeguate per gestire e manutenere sistemi sempre più complessi.

Che tipo di contesto ci descrivono i Sindaci quando ci confrontiamo con loro?

Il contesto più frequente è quello di città che dispongono già di asset digitali in ottica Smart City: sistemi di videosorveglianza, sensori ambientali o meteorologici, piattaforme di monitoraggio, sistemi informativi territoriali. Sono strumenti nati per rispondere a obiettivi concreti — traffico, sicurezza, emergenze, ambiente — ma che spesso restano separati tra loro e utilizzati da uffici o corpi operativi diversi, senza una regia unica. In questo contesto, i Sindaci hanno, da un lato, bisogno di proteggere gli investimenti fatti, ma dall’altro riconoscono la difficoltà a sostenere le soluzioni implementate.

Tram storico giallo in una strada di Milano con pedoni e ciclisti.
02 / l'evoluzione

Verso una Smart City evoluta

Che approccio adottare per superare gli ostacoli tipici delle Smart City?

Il nostro approccio parte dalla valorizzazione del patrimonio esistente, evitando di ripartire da zero, e sull’utilizzo dell’AI per sollevare carico di lavoro operativo dal personale. L’obiettivo è integrare dati, sistemi e piattaforme in un’architettura interoperabile, basata su standard e componenti open source, quando possibile, per ridurre la dipendenza da soluzioni chiuse e favorire manutenzione, riuso, integrazione ed evoluzione nel tempo. L’AI permette di costruire sistemi proattivi, che riconoscono eventi e li segnalano in maniera automatica (secondo parametri sempre definiti dall’ente), contestualizzata e facile da interpretare anche per gli amministratori.

Cosa fare perché le nuove progettualità durino nel tempo e possano evolvere?

Sebbene nella Smart City la tecnologia sia il mezzo e non il fine, le scelte tecnologiche e architetturali fanno la differenza: adottare standard internazionali e nazionali per la gestione dei dati è fondamentale per favorire l’interoperabilità tra sistemi, mentre utilizzare componenti open source, dove possibile, riduce il rischio di dipendere da soluzioni chiuse e favorisce manutenzione, trasparenza, riuso e integrazione.

03 / IL CASO CONCRETO

Castellamare Digitale

Puoi fare un esempio di progetto in cui abbiamo seguito questo approccio?

Un esempio significativo è Castellammare Digitale, progetto del Comune di Castellammare di Stabia premiato nel 2026 dal Politecnico di Milano nell’ambito dell’Osservatorio Smart City. Il Comune disponeva già di asset tecnologici, come un Sistema Informativo Territoriale evoluto e una rete di videosorveglianza, ma mancava una vista integrata e realmente efficace sulla città. Con il Cruscotto della Città, i dati provenienti da telecamere, sensori e sistemi urbani sono stati centralizzati in un’unica vista geografica integrata con il GIS comunale, potenziata da plug-in di AI video analysis che segnalano gli eventi tramite allarmi e ne permettono una rapida interpretazione. Il sistema non è disponibile solo per il Comune ma anche per quattro forze di polizia (Polizia locale, Comando dei Carabinieri, Commissariato della Polizia di Stato e Guardia di Finanza) con altrettante Smart Control Room autonome e interoperabili.

Smart Control Room Castellamare Digitale

Che benefici ha portato alla città?

Il Cruscotto della Città permette di monitorare in modo proattivo traffico, sicurezza urbana, qualità dell’aria, condizioni meteo e situazioni di rischio incendio o di assembramento. La video analisi basata su intelligenza artificiale ha trasformato la video sorveglianza da sistema passivo ad attivo: registra eventi e invia alert automatizzati, consentendo al personale di individuare e interpretare le situazioni, intervenendo immediatamente e in modo mirato, quando necessario. Ai cittadini ha già restituito una città più equa, poiché ha già permesso di individuare e arginare situazioni illecite come l’abbandono di rifiuti pericolosi.

Perché, a livello tecnologico, il Cruscotto della Città di Castellammare Digitale è considerato una best practice?

Perché la sua architettura costruita adottando componenti open source (GeoServer e OpenLayers) e seguendo standard nazionali e internazionali per la loro governance (OGC WMS, OGC WFS e OData) permetterà al sistema di evolvere e crescere nel tempo, ospitando nuovi flussi da nuovi sensori o da fonti diverse, e servire nuovi casi d’uso, come la realizzazione di un portale open data, un fascicolo digitale degli immobili pubblici, fino all’evoluzione del sistema in un vero e proprio City Operations Center.

glossario
Le parole chiave della Smart City

Che cos’è una Smart City?
La Smart City è una città che utilizza tecnologie, dati e infrastrutture digitali per migliorare la gestione dei servizi urbani e la qualità della vita dei cittadini. Non è semplicemente una città più tecnologica: è un modello di governo urbano capace di integrare informazioni, supportare decisioni più consapevoli e rendere l’amministrazione più reattiva di fronte a fenomeni complessi.

Che cosa si intende per interoperabilità nella Smart City?
Per interoperabilità si intende la capacità di sistemi, piattaforme e sensori diversi di dialogare tra loro e condividere dati in modo coerente. Nella Smart City è un requisito fondamentale perché consente di superare i silos tecnologici, mettere in relazione informazioni provenienti da fonti diverse e costruire una visione unitaria della città.

Che cos’è la Smart Control Room?
La Smart Control Room è un ambiente operativo che consente di monitorare la città attraverso dati integrati provenienti da sensori, telecamere e piattaforme urbane. Nel caso di Castellammare Digitale, le Control Room permettono a Comune e forze di polizia di consultare informazioni aggiornate, ricevere alert e intervenire in modo coordinato su traffico, sicurezza, ambiente e situazioni di rischio.

PNRR E SANITÀ DIGITALE

Partire dall'integrazione efficace di dati e piattaforme

Il nostro approccio per la digitalizzazione della sanità e le esperienze di cambiamento realizzato di APSS Trento, ASL CN2 Alba Bra e Regione Puglia