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Sovranità digitale e AI nella PA

La sovranità digitale nell'era dell'IA non si esaurisce nella residenza europea dei dati. Ne parlano i nostri Luigi Zanella e Roberto Maria Ventura su FPA.

Quando si parla di sovranità digitale, la domanda non può fermarsi a “dove si trovano i dati?”. Le norme europee, AI Act, puntano a proteggere le informazioni dei cittadini e a ridurre la dipendenza da piattaforme extra-UE. Ma trasformare questi obiettivi in una semplice questione di residenza europea dei dati non è sufficiente. Nell’era dell’intelligenza artificiale, essere sovrani significa avere il controllo dell’intera catena: dati, infrastrutture, modelli, algoritmi e competenze.

Questo non vuol dire che ogni componente debba essere nazionale, né che ogni dato vada trattato allo stesso modo. Per le informazioni non critiche si possono usare anche modelli di IA generalisti, mentre per quelle sensibili bisogna presidiare ogni passaggio. È un approccio pragmatico, che sposta l’attenzione dal possesso alla capacità di controllo. Il controllo si esercita su tre livelli. Il primo è quello dell’infrastruttura: potenza di calcolo, storage e localizzazione dei dati. Il secondo è la data governance, cioè sapere quali dati ha l’amministrazione, di che qualità sono e a quali usi si prestano. Il terzo è quello cognitivo: capire come si comportano i modelli e che cosa producono, per usare l’IA come supporto senza delegarle le responsabilità.

Ne parlano i nostri Luigi Zanella, Head of Business Development & Innovation, e Roberto Mario Ventura, Market Line Manager GOV, partendo da un caso concreto: il progetto con ISTAT. Un esempio come l’AI ha reso il patrimonio statistico dell’Istituto più semplice da consultare, anche per chi non ne conosce la struttura. Il risultato è stato possibile grazie a dati solidi e a una governance consolidata. Lo sguardo si allarga poi agli agenti IA e all’idea di una PA non automatizzata ma “aumentata”, dove le persone restano al centro delle decisioni.

PNRR E SANITÀ DIGITALE

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